mercoledì 31 ottobre 2012

Una casta relazione sentimentale DI RITA BELLACOSA Emil Michel Cioran, l’intellettuale nichilista di origine rumena, freddo ed austero, arrivato ai settant’ anni s’innamorò perdutamente. Era definito "barbaro dei Carpazi", "eremita antimoderno", "esteta della catastrofe", "apolide metafisico", "cavaliere del malumore cosmico". Egli stesso amava compiacersi di se stesso autodefinendosi sulla carta di identità "idolatra del dubbio", "fanatico senza culto", "eroe dell'ondeggiamento". In un francese forbito e precisissimo esprimeva le sue sentenze nichilistico-gnostiche, da uomo duro e puro simpatizzante del fascismo. Sua la "Genealogia del fanatismo" in cui si colloca, con abbondanti aforismi, ben oltre i discorsi di “animule vagule blandule” del "politicamente corretto". Nel febbraio del 1981 una giovane insegnante di Colonia di filosofia e letteratura gli inviò una lettera di affettuosa ammirazione per il suo L'inconveniente di essere nati. Fu folgorato da lei immediatamente e da uomo duro si trasformò in un indifeso maniaco sentimentale. Eppure era lo stesso uomo che in Sillogismi dell'amarezza aveva scritto «Diffidate di quelli che voltano le spalle all'amore, all'ambizione, alla società. Si vendicheranno di avervi "rinunciato". La storia delle idee è la storia del rancore dei solitari». Lui cambiò per amore. Rispose alla sua "fan", invitandola a Parigi. E lei gli scrisse ancora, una lettera colma di citazioni dotte e la sua foto: capelli sciolti, bocca carnosa, sguardo intenso … Le coeur en hiver di Cioran cominciò a battere furiosamente. Lui stesso le avrebbe confessato un paio di mesi dopo: «Tutto in fondo è cominciato dalla foto, con i suoi occhi, direi». Lei andò ad incontrarlo a Parigi, «cerca di apparire attraente, indossando un abito nero non troppo corto, sotto un lungo cappotto chiaro». I due passano intere giornate insieme, scorazzando per Parigi, assaporando cenette romantiche e parole. Cioran è stordito da lei, e più la desidera, più lei non si concede. Lei ritorna in Germania e lui le scrive: «Ho compreso in maniera chiara di sentirmi legato sensualmente a lei solo dopo averle confessato al telefono che avrei voluto sprofondare per sempre la mia testa sotto la sua gonna». Poi corre da lei in Germania. La vede «vestita di rosso e nero». Lui è innamorato perso, lei sedotta intellettualmente. Maliziosa e spavalda lei continua a sedurlo fisicamente, senza nulla concedere. Lui soffre, la invoca «mia cara zingara». Lei non corrisponde il suo desiderio, dice di non volere scalfire " venerazione e amicizia", parla di autori e di libri, entra nella sua intimità emotiva oltraggiando l’intimità erotica. Stabilisce con lui, dunque, un ambiguo rapporto, corrotto dall’eros di lei che si traduce nel sesso negato . Come tante risate su un sogno triste. RITA BELLACOSA 2012

venerdì 26 ottobre 2012

ROMA CULTURA La più bella del reame 22 OTTOBRE 2012 - 10:42:00 La palma d’oro in assoluto dell'eleganza va alla studiosa Rita Bellacosa. Appartenente ad una delle famiglie più antiche e prestigiose d’Italia, Rita Bellacosa é l’ultima rappresentante di un’eleganza pura, raffinata, estranea ad eccessi e pacchianeria. Nessuno conosce la sua età; enigmatica e carismatica quanto basta per divenire un’icona di stile, ha classe da vendere ed é una maestra di dress-code. Perfettamente a suo agio in ogni mise, minimale ma sofisticata come poche donne oggigiorno. Se é vero che “Il bruto si copre, l’arricchito e lo sciocco si addobbano, solo l’uomo elegante si veste” -Honoré de Balzac docet – Rita Bellacosa il senso dello stile, lo ha innato. Estetica ed edonismo, cultura e minimalismo, convivono in questa disincantata scrittrice, come una cura per il dettaglio che fa la differenza. Rita è senza dubbio l’ultima esponente di un concetto di eleganza che sta lentamente estinguendosi, fatto di ricercatezza, originalità, ma anche garbo e buone maniere.