IL nudo e il crudo Firma : Rita Bellacosa
Diventare Rita Bellacosa26/12/2009 - 21:06
Ci sono voluti anni e anni per diventare l’intellettuale Rita Bellacosa, colei che tutti ammirano per la cultura e la potenza della mente. La mia gavetta è stata allucinante, disperata, moralmente e fisicamente logorante. Credo di essermi sempre sentita diversa dagli altri, ne ignoravo, tuttavia, da ragazzina, il motivo. Sentivo che sarei diventata qualcuna, ne avevo una percezione interiore netta e forte, pur se emotivamente nutrivo un’ambizione che mi soggiogava e, nel contempo, mi metteva spavento. Ho trascorso la mia infanzia in un paesino di campagna piccolo, sperduto, ignorato dalle carte geografiche. Un pugno di case circondate da terreni interminabili, il fiume, la bici arancione( la porto senza mani, senza mani!), il mio mangiadischi arancione, i pattini, i sogni di una ragazzina ingenua e perbene ignara delle contaminazioni del potere e delle postazioni di comando frutto di intrallazzi. La vita scorreva lenta intorno mentre in me strane alchimie di pensieri di gloria mi imponevano di divorare libri dove trovare le risposte alle mie innumerevoli domande. Una sete interminabile di sapere spinta dalla logica di accumulazione di nozioni, esempi, insegnamenti. Era il mio mondo chiuso, da dove ogni tanto evadevo spedita da qualche parte dai miei. Imparai a leggere e a scrivere a quattro anni e a parlare in francese. Una teppistella molto simpatica e carina con la passione dei libri. Mio nonno mi diceva di essere ambiziosa perché se non sei ambiziosa non sei nessuno e aggiungeva dalle stalle alle stelle, ricordati, MAI viceversa. Così mi sfiancavo sui libri, fin dalle elementari, studiando argomenti prima che fossero spiegati a scuola per saperli prima degli altri, per eccellere in qualsiasi circostanza. Feci la mia prima notte di studio in quinta elementare: il Giappone che non venne spiegato. Tenni da parte questa notte e agli esami di scuola media presentai un libro scritto da me proprio sul Giappone che ebbe un enorme successo. Ero brava, bravissima e a dieci anni ebbi il mio quaderno di computisteria arancione colmo di espressioni in francese, in inglese, vocaboli aulici, pensieri scelti, stralci di opere letterarie, frasi in latino, miei scritti e …l’alfabeto greco. Allora non sapevo quanto tempo e quanta speranza avrei donato alle lingue antiche e quanto entusiasmo…Agli esami di terza media fui superba, grande. La prova in lingua francese consisteva a scelta o in un questionario o un tema. Nessuno scelse il tema, troppo difficile. Io feci il questionario e volli fare anche il tema, in francese, su Napoleone. Il presidente delle commissioni venne a saperlo e volle incontrarmi. Voglio conoscere questa ragazzina che sui giudizi indicano geniale, che scrive temi che vengono esposti e che prende 10 e lode ai compiti di matematica.. Mi disse tu diventerai un personaggio grande, di te si parlerà molto. E, per non smentirmi, agli orali tradussi all’impronta, ossia senza dizionario, un brano latino dal titolo Il cavallo di Troia. Dettagli, riferimenti, anticipi che il Fato mi metteva davanti,infiniti elementi concatenati magicamente tra loro in un rebus indecifrabile all’epoca. Qualche anno più tardi sarei andata a Troia, da studiosa ed archeologa. Risultata la migliore di tutta la scuola, mietuti successi esaltanti con i miei temi esposti in bacheca, con una menzione speciale quale conoscitrice della lingua latina, con la mia acerba sensualità ma pensieri già sofisticati, decisi di affrontare gli studi classici. Finalmente! Avrei potuto bearmi nello studio delle opere classiche latine e greche… Ed eccomi, in quarta ginnasio, nel paese vicino che mi sembrava una metropoli . Entrai impaurita come varcassi la soglia di un tempio, attraversai le colonne d’entrata e giunsi in classe, la sezione più severa con allieve che vivevano in un ambito differente dal mio: ero la ragazzina di campagna, eccellente nel suo paesello, ma che ora si trovava in un nuovo mondo sociale da affrontare ed in cui battersi per essere la N.1. La docente di francese ci disse di presentarci; lo feci ma aggiunsi: Vorrei fare una precisazione, si, vengo da un paese di campagna ma vorrei essere giudicata per la mia preparazione e non per la provenienza. Tantoera forte in me il disagio della mia provenienza !. Ritina! E studiavo, studiavo. La mattina presto il pullman, l’unico, poi chilometri a piedi, poi scuola, di nuovo chilometri, poi studiavo dalle 14:30 a mezzanotte. Alle cinque del mattino mi alzavo per ripetere. Il sabato e la domenica ripetizione generale di latino e greco. D’estate ripetevo i programmi di latino e greco svolti durante l’anno passato ed imparavo i successivi per saperli già quando li avrebbero spiegati l’anno dopo. In V Ginnasio cominciai a dare lezioni private di latino e greco per mantenermi agli studi. Non sapevo cosa avrei dovuto passare per arrivare ad ora, le notti sui libri, i viaggi con i treni alle tre di notte nelle stazioni fredde e l’umiliazione mai esibita, di trovarsi sola in una grande città e non avere i soldi per mangiare. Avere fame non è avere appetito, soprattutto quando non mangi da tre giorni ed hai di fronte gente che mangia e si sbafa e tu non hai i soldi perfino per un caffè. Non ho mai smesso di lavorare e lavoro 25 ore su 24 ogni giorno, festività comprese, mettendomi in discussione ogni giorno per essere all’altezza dei sogni e dei progetti di quella bellissima ragazzina che studiava con davanti a sé il faro del suo luminosissimo futuro.
TUTTI I DIRITTI RISERVATI RITA BELLACOSA
Ci sono voluti anni e anni per diventare l’intellettuale Rita Bellacosa, colei che tutti ammirano per la cultura e la potenza della mente. La mia gavetta è stata > 21:06 del 26/12/2009
sabato 26 dicembre 2009
sabato 28 novembre 2009

Rita Bellacosa é orgogliosa di presentare
TEMPLA Passeggiate spirituali pompeiane
28/11/2009 - 21:40
RITA BELLACOSA annuncia TEMPLA
Passeggiate Spirituali Pompeiane con Prefazione di John J. Dobbins (uno dei più grandi archeologi del mondo), University of Virginia, USA
Cosa rappresentava il culto per gli antichi Pompeiani? Quanto esso incideva sulla vita pratica? Perché è riscontrabile un tale intreccio di culti differenti in Pompei? Quanto stretta era la commistione tra sacro e profano? A queste domande risponde l’autrice, archeologa e filologa, attraverso un meticoloso lavoro di ricostruzione che unisce l’analisi di fonti antiche alla verifica archeologica in situ. Il risultato è quest’opera che coniuga felicemente competenza tecnica e comprensibilità espressiva. Dopo un’ampia introduzione storica, la studiosa affronta l’ideologia del culto e, di seguito, dedica un singolo capitolo a ciascun Tempio. L’ultima parte è dedicata al sogno di una meravigliosa storia d’amore. Prima della catastrofica eruzione. L’Opera è suddivisa in tre sezioni: Parte storica; Il culto; La favola. Ventidue Capitoli, apparato iconografico e mappe.
ANTEPRIMA ASSOLUTA
Il culto, o meglio, la necessità del culto, risponde ad un’esigenza insopprimibile dell’uomo di credere in una o più Entità alle quali affidarsi soprattutto, ma non esclusivamente, durante le prove difficili e dolorose cui la vita sottopone tutti inevitabilmente e alle quali rimettere la speranza di una vita ultraterrena oltre la vita carnale. In verità, il bisogno di credere si fonda e ramifica sulla paura di non essere capaci di affrontare le occasioni incidentali con il coraggio e la forza interiore e fisica dovuti, di non sapere sopravvivere agli eventi dolorosi; insomma, di raggiungere la piena consapevolezza di essere temporanei e orfani del Nulla sulla Terra. L’ essere umano sente di doversi aggrappare ad un’idea, ad un quid di misterioso e di indefinito legato all’ incognita dell’ esistenza. Senza questa speranza, tutto è vano, svuotato di significato e ogni possibilità di pur blanda certezza svanisce e la consapevolezza della propria insufficienza diventa panico. Un panico senza via d’ uscita che rende ciechi e sordi, che impazza nel cuore, che travolge e conduce ad una disperazione senza soluzione.
Nasce, così, l’ esigenza di un luogo sacro dove l’uomo possa concretare la sua necessità di contatto fisico, oltre che spirituale, con il Supremo attraverso l’ ossequio e la supplica affinché intervenga provvidenzialmente qualora l’ urgenza si manifesti o si stia patendo. Pur nelle differenti forme di culto, l’esigenza interiore dell’uomo di credere, rimane la medesima, ora come allora, nel mondo moderno, come nell’antico. I secoli passano, l’uomo inventa situazioni, strumenti, opere ma è sempre lo stesso fragile essere spaurito e innocente di fronte al mistero insolubile dell’ esistenza terrena. Domande quali da dove veniamo, perché ci siamo, chi ci ha “inventati” resteranno sempre, nonostante qualsiasi forma di speculazione intellettuale, senza risposta.
E questa consapevolezza, che si traduce nella presa di coscienza dei nostri limiti, produce delirio. (Da TEMPLA di RITA BELLACOSA, Capitolo I)
TUTTI I DIRITTI RISERVATI PROPRIETA’ RITA BELLACOSA E’ VIETATA LA RIPRODUZIONE.
RITA BELLACOSA presents TEMPLA Spiritual walks Pompeians with Preface of John J. Dobbins (one of the greatest archaeologists of the world), University of Virginia, USA. Thing represented the cult for the ancient Pompeians? How much did it engrave on the practical life? Why is it verifiable such an interlacement of different cults in Pompeii? How much hold was it the mixture between sacred and profane? To these questions she answers the author Rita Bellacosa, archaeologist and philologist through a meticulous job of reconstruction that unites the analysis of ancient sources to the archaeological verification in situ. The result is this work that happily conjugates technical competence and expressive comprehensibility. After an ample historical introduction, the researcher faces the ideology of the cult and, following, dedication a single chapter to every Temple. The last part is devoted to the dream of a marvelous love story. Before the catastrophic eruption. The work is divided in three sections: It departs historical; The cult; The fable. Twenty-two Chapters, apparatus iconographic and maps. ABSOLUTE PREVIEW TEMPLA The cult, or the necessity of the cult, responds better, to an insuppressible demand of the man to believe in one or more Entities to which to submit above all him, but not exclusively, during the difficult and painful tests which life inevitably submits all and to which to put again the hope of an afterlife over the carnal life. In truth, the need to think is deep and it branches on the fear not to be able of to face the accidental occasions with the courage and the internal strength and physics owed, not to know how to survive to the painful events; in short, to reach the full awareness to be temporary and orphan of the Nothing on the Earth. L' human being feels to owe him to seize to an idea, to a quid of mysterious and of indefinite legacy to the unknown one of the existence. Without this hope, everything is vain, emptied of meaning and every possibility of also bland certainty it fades away and the awareness of her own insufficiency becomes panic. A panic without by gone out that it makes you blind and deaf, that shakes the heart, that overwhelms and it conducts to a desperation without solution.
It is born, so, the demand of a sacred place where the man can embody her necessity of physical contact, over how spiritual, with the Supreme one through the I pay respects and the supplication so that providentially intervenes if the urgency manifests him or he is suffering.
Also in the different forms of cult, the internal demand of the man to believe, the same one remains, now as then, in the modern world, as in the ancient one.
The centuries pass, the man invents situations, tools, works but he is always the same fragile being frightened and innocent in front of the insoluble mystery of the terrestrial existence. Questions what from where we come, because we are there, who has us "invented" they will always stay, despite any form of intellectual speculation, without answer.
And this awareness, that is translated in the taking of conscience of our limits, produces delirium. (From TEMPLA by RITA BELLACOSA, Chapter I) Deposited Work.
ALL THE RIGHTS RESERVED. COPYRIGHT RITA BELLACOSA FORBIDDEN THE REPRODUCTION.
RITA BELLACOSA annuncia TEMPLA
Passeggiate Spirituali Pompeiane con Prefazione di John J. Dobbins (uno dei più grandi archeologi del mondo), University of Virginia, USA
Cosa rappresentava il culto per gli antichi Pompeiani? Quanto esso incideva sulla vita pratica? Perché è riscontrabile un tale intreccio di culti differenti in Pompei? Quanto stretta era la commistione tra sacro e profano? A queste domande risponde l’autrice, archeologa e filologa, attraverso un meticoloso lavoro di ricostruzione che unisce l’analisi di fonti antiche alla verifica archeologica in situ. Il risultato è quest’opera che coniuga felicemente competenza tecnica e comprensibilità espressiva. Dopo un’ampia introduzione storica, la studiosa affronta l’ideologia del culto e, di seguito, dedica un singolo capitolo a ciascun Tempio. L’ultima parte è dedicata al sogno di una meravigliosa storia d’amore. Prima della catastrofica eruzione. L’Opera è suddivisa in tre sezioni: Parte storica; Il culto; La favola. Ventidue Capitoli, apparato iconografico e mappe.
ANTEPRIMA ASSOLUTA
Il culto, o meglio, la necessità del culto, risponde ad un’esigenza insopprimibile dell’uomo di credere in una o più Entità alle quali affidarsi soprattutto, ma non esclusivamente, durante le prove difficili e dolorose cui la vita sottopone tutti inevitabilmente e alle quali rimettere la speranza di una vita ultraterrena oltre la vita carnale. In verità, il bisogno di credere si fonda e ramifica sulla paura di non essere capaci di affrontare le occasioni incidentali con il coraggio e la forza interiore e fisica dovuti, di non sapere sopravvivere agli eventi dolorosi; insomma, di raggiungere la piena consapevolezza di essere temporanei e orfani del Nulla sulla Terra. L’ essere umano sente di doversi aggrappare ad un’idea, ad un quid di misterioso e di indefinito legato all’ incognita dell’ esistenza. Senza questa speranza, tutto è vano, svuotato di significato e ogni possibilità di pur blanda certezza svanisce e la consapevolezza della propria insufficienza diventa panico. Un panico senza via d’ uscita che rende ciechi e sordi, che impazza nel cuore, che travolge e conduce ad una disperazione senza soluzione.
Nasce, così, l’ esigenza di un luogo sacro dove l’uomo possa concretare la sua necessità di contatto fisico, oltre che spirituale, con il Supremo attraverso l’ ossequio e la supplica affinché intervenga provvidenzialmente qualora l’ urgenza si manifesti o si stia patendo. Pur nelle differenti forme di culto, l’esigenza interiore dell’uomo di credere, rimane la medesima, ora come allora, nel mondo moderno, come nell’antico. I secoli passano, l’uomo inventa situazioni, strumenti, opere ma è sempre lo stesso fragile essere spaurito e innocente di fronte al mistero insolubile dell’ esistenza terrena. Domande quali da dove veniamo, perché ci siamo, chi ci ha “inventati” resteranno sempre, nonostante qualsiasi forma di speculazione intellettuale, senza risposta.
E questa consapevolezza, che si traduce nella presa di coscienza dei nostri limiti, produce delirio. (Da TEMPLA di RITA BELLACOSA, Capitolo I)
TUTTI I DIRITTI RISERVATI PROPRIETA’ RITA BELLACOSA E’ VIETATA LA RIPRODUZIONE.
RITA BELLACOSA presents TEMPLA Spiritual walks Pompeians with Preface of John J. Dobbins (one of the greatest archaeologists of the world), University of Virginia, USA. Thing represented the cult for the ancient Pompeians? How much did it engrave on the practical life? Why is it verifiable such an interlacement of different cults in Pompeii? How much hold was it the mixture between sacred and profane? To these questions she answers the author Rita Bellacosa, archaeologist and philologist through a meticulous job of reconstruction that unites the analysis of ancient sources to the archaeological verification in situ. The result is this work that happily conjugates technical competence and expressive comprehensibility. After an ample historical introduction, the researcher faces the ideology of the cult and, following, dedication a single chapter to every Temple. The last part is devoted to the dream of a marvelous love story. Before the catastrophic eruption. The work is divided in three sections: It departs historical; The cult; The fable. Twenty-two Chapters, apparatus iconographic and maps. ABSOLUTE PREVIEW TEMPLA The cult, or the necessity of the cult, responds better, to an insuppressible demand of the man to believe in one or more Entities to which to submit above all him, but not exclusively, during the difficult and painful tests which life inevitably submits all and to which to put again the hope of an afterlife over the carnal life. In truth, the need to think is deep and it branches on the fear not to be able of to face the accidental occasions with the courage and the internal strength and physics owed, not to know how to survive to the painful events; in short, to reach the full awareness to be temporary and orphan of the Nothing on the Earth. L' human being feels to owe him to seize to an idea, to a quid of mysterious and of indefinite legacy to the unknown one of the existence. Without this hope, everything is vain, emptied of meaning and every possibility of also bland certainty it fades away and the awareness of her own insufficiency becomes panic. A panic without by gone out that it makes you blind and deaf, that shakes the heart, that overwhelms and it conducts to a desperation without solution.
It is born, so, the demand of a sacred place where the man can embody her necessity of physical contact, over how spiritual, with the Supreme one through the I pay respects and the supplication so that providentially intervenes if the urgency manifests him or he is suffering.
Also in the different forms of cult, the internal demand of the man to believe, the same one remains, now as then, in the modern world, as in the ancient one.
The centuries pass, the man invents situations, tools, works but he is always the same fragile being frightened and innocent in front of the insoluble mystery of the terrestrial existence. Questions what from where we come, because we are there, who has us "invented" they will always stay, despite any form of intellectual speculation, without answer.
And this awareness, that is translated in the taking of conscience of our limits, produces delirium. (From TEMPLA by RITA BELLACOSA, Chapter I) Deposited Work.
ALL THE RIGHTS RESERVED. COPYRIGHT RITA BELLACOSA FORBIDDEN THE REPRODUCTION.
sabato 21 novembre 2009
LO STRIPTEASE di RITA BELLACOSA
055news.it
Firma : Rita Bellacosa
Uno strip che strappa l’applauso 21/11/2009 - 20:12
Musica scelta con malizia, tu con un abitino leggero nero corto ti muovi sinuosa su tacchi vertiginosi; sotto l’abito hai molto poco, un velo impalpabile di lingerie nera. Sul viso le luci di un sapiente maquillage; non c’è che dire, stasera hai superato te stessa: una grande star per un pubblico di un unico spettatore. Pregusti e continui nella tua strategia di guerra. Ti specchi, ondeggi prima di qua, poi di là; è bello specchiarsi compiacendosi della propria beltà. Eh si, sei proprio bella. Te lo dicevano tutti al paese ma tu non ci credevi o forse fingevi indifferenza. Una Rispondevi a tutti: <>. Eppure eri attenta al tuo vestire; ogni sera poggiavi sulla sedia gli abiti dell’indomani scelti secondo come ti saresti voluta sentire la mattina dopo. Ascoltavi spesso una canzone da quel piccolo mangiadischi arancione, d’epoca ormai perché era in casa da tanti anni. Come faceva quel motivo? Ah, si, “sotto ai blue jeans tu non ci porti mai niente” ed arrossivi solo al pensiero e immaginavi a chi Drupi avesse potuto dedicare quelle parole e come dovesse essere lei. Eri carina, molto; avevi quella sensualità inconsapevole che una ragazzina preadolescente può avere, un misto di innocenza infantile e desiderio di sentirti già donna, curiosa e spaventata di ciò che questo potesse significare. Eccola la donna che eri diventata; bellissima, morbida occhieggiava da quello specchio. Lo aspettavi come ogni sera inventandoti una sorpresa speciale per il tuo uomo, finalmente, dopo che ci avevano provato in tanti che potevi riempirci uno stadio. Lui no, non ti aveva corteggiata, lusingata, circondata di attenzioni, sommersa di regali; lui non era così. Ti aveva semplicemente guardata come sei, per quello che sei. Ecco, stava per rientrare; immaginavi che ti avrebbe sorpresa mentre, con le mani, accompagnavi ogni movimento del corpo carezzandoti lievemente. Avresti cominciato a spogliarti, senza ansie, ancheggiando nel buio illuminato solo dalla luce fioca proveniente dalla strada della metropoli. Fissarlo senza distogliere neppure per un attimo lo sguardo da lui, ridacchiare ogni tanto, piccole risatine mentre lui ti guardava e tu...via , giù la lampo. Ti vedevi mentre lo stuzzicavi facendo smorfiette intervallate da sospiri. Seduta avresti cominciato a sfilarti lentamente una calza, rimesso il tacco, sfilata l’altra. Ti saresti alzata di scatto muovendo le gambe lisce. E in un secondo sul letto e poi …
Firma : Rita Bellacosa
Uno strip che strappa l’applauso 21/11/2009 - 20:12
Musica scelta con malizia, tu con un abitino leggero nero corto ti muovi sinuosa su tacchi vertiginosi; sotto l’abito hai molto poco, un velo impalpabile di lingerie nera. Sul viso le luci di un sapiente maquillage; non c’è che dire, stasera hai superato te stessa: una grande star per un pubblico di un unico spettatore. Pregusti e continui nella tua strategia di guerra. Ti specchi, ondeggi prima di qua, poi di là; è bello specchiarsi compiacendosi della propria beltà. Eh si, sei proprio bella. Te lo dicevano tutti al paese ma tu non ci credevi o forse fingevi indifferenza. Una Rispondevi a tutti: <>. Eppure eri attenta al tuo vestire; ogni sera poggiavi sulla sedia gli abiti dell’indomani scelti secondo come ti saresti voluta sentire la mattina dopo. Ascoltavi spesso una canzone da quel piccolo mangiadischi arancione, d’epoca ormai perché era in casa da tanti anni. Come faceva quel motivo? Ah, si, “sotto ai blue jeans tu non ci porti mai niente” ed arrossivi solo al pensiero e immaginavi a chi Drupi avesse potuto dedicare quelle parole e come dovesse essere lei. Eri carina, molto; avevi quella sensualità inconsapevole che una ragazzina preadolescente può avere, un misto di innocenza infantile e desiderio di sentirti già donna, curiosa e spaventata di ciò che questo potesse significare. Eccola la donna che eri diventata; bellissima, morbida occhieggiava da quello specchio. Lo aspettavi come ogni sera inventandoti una sorpresa speciale per il tuo uomo, finalmente, dopo che ci avevano provato in tanti che potevi riempirci uno stadio. Lui no, non ti aveva corteggiata, lusingata, circondata di attenzioni, sommersa di regali; lui non era così. Ti aveva semplicemente guardata come sei, per quello che sei. Ecco, stava per rientrare; immaginavi che ti avrebbe sorpresa mentre, con le mani, accompagnavi ogni movimento del corpo carezzandoti lievemente. Avresti cominciato a spogliarti, senza ansie, ancheggiando nel buio illuminato solo dalla luce fioca proveniente dalla strada della metropoli. Fissarlo senza distogliere neppure per un attimo lo sguardo da lui, ridacchiare ogni tanto, piccole risatine mentre lui ti guardava e tu...via , giù la lampo. Ti vedevi mentre lo stuzzicavi facendo smorfiette intervallate da sospiri. Seduta avresti cominciato a sfilarti lentamente una calza, rimesso il tacco, sfilata l’altra. Ti saresti alzata di scatto muovendo le gambe lisce. E in un secondo sul letto e poi …
sabato 14 novembre 2009
Il nudo e il crudo
Firma : Rita Bellacosa
Il sesso ne Le Inutili Apparenze14/11/2009 - 21:48
Le piaceva esplorare nel gioco dell’amore. Conosceva l’arte del sedurre, stuzzicava gli uomini che le suscitavano interesse, facendo l’amore con gli occhi, solo per sperimentare l’esperienza. Sapeva come saettare lo sguardo, come mostrare negli occhi un desiderio che, in realtà, non sentiva, come trattenere nel tempo un uomo conquistato con le sole parole. Sapeva trarre vantaggio dal suo corpo morbido lasciando che gli uomini subissero il fascino dell’immaginazione. Si trattava sempre di una prova tesa più che altro a valutare se stessa, e la sua capacità di destreggiarsi in situazioni galanti più o meno pericolose. La presenza dell’uomo di turno era soltanto un dettaglio casuale. Conduceva le situazioni all’estremo, come prova della sua rocciosa forza interiore e della ferrea capacità di pilotare gli eventi esercitando la volontà di dominare sull’insistenza degli uomini a possederla. teorizzava, < è pura violenza, è invasione di corpi frementi. A letto occorre dimenticare qualsiasi regola o sovrastruttura, inutile sovrapposizione di fastidiosa e stridula voce sulle voci possenti dei corpi. L’uomo e la donna sono esseri animali e come tali devono agire, in preda all’istinto della passione. Il sesso è selvaggio, scomposto, illimitato. ( da LE INUTILI APPARENZE, CAP. XIII)TUTTI I DIRITTI RISERVATI. RIPRODUZIONE VIETATA. PROPRIETA' RITA BELLACOSA
Firma : Rita Bellacosa
Il sesso ne Le Inutili Apparenze14/11/2009 - 21:48
Le piaceva esplorare nel gioco dell’amore. Conosceva l’arte del sedurre, stuzzicava gli uomini che le suscitavano interesse, facendo l’amore con gli occhi, solo per sperimentare l’esperienza. Sapeva come saettare lo sguardo, come mostrare negli occhi un desiderio che, in realtà, non sentiva, come trattenere nel tempo un uomo conquistato con le sole parole. Sapeva trarre vantaggio dal suo corpo morbido lasciando che gli uomini subissero il fascino dell’immaginazione. Si trattava sempre di una prova tesa più che altro a valutare se stessa, e la sua capacità di destreggiarsi in situazioni galanti più o meno pericolose. La presenza dell’uomo di turno era soltanto un dettaglio casuale. Conduceva le situazioni all’estremo, come prova della sua rocciosa forza interiore e della ferrea capacità di pilotare gli eventi esercitando la volontà di dominare sull’insistenza degli uomini a possederla.
domenica 8 novembre 2009
Il nudo e il crudo
Firma : Rita Bellacosa
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La deposizione di Marrazzo07/11/2009 - 20:49
ROMA, 2 Novembre 2009 Sotto la pioggia battente Piero Marrazzo, ex telegiornalista, ex presidente della regione lazio, ex, esce dagli uffici giudiziari di piazza Adriana, a Roma, dopo due ore di deposizione davanti ai pm dell’inchiesta sul presunto ricatto di cui sarebbe vittima a causa di un video che lo ritrae in procinto di un atto sessuale con un transex il 3 Luglio u s. Qualcuno ipotizza che quell’uomo con il volto coperto non sia neppure lui che forse sta passando dall’uscita posteriore. Marrazzo dichiara: "Ribadisco che nell'abitazione di Natalie entrarono solo due persone che mi trattarono con estrema durezza e con violenza. Mi spinsero in un angolo impedendomi di tirare su i pantaloni che mi stavo levando quando sono entrate. In tale modo, per il mio abbigliamento, mi trovavo in uno stato psicologico di inferiorità e umiliazione. Inoltre in più occasioni vennero a contatto con me quasi a volermi intimidire, come per farmi capire che erano armati. Per tutto quel tempo sono stato costretto a stare nella stanza da letto e solo in un'occasione mi sono affacciato sulla soglia della porta ed ho potuto vedere con chiarezza che vi erano solo due persone, oltre a Natalie". "Mi sentivo come se fossi stato sequestrato, Natalie, invece, per qualche tempo mi è sembrato essere stata collocata fuori del balcone . Ho dedotto questo dalla circostanza che l'ho vista passare davanti alla stanza da letto spinta verso il balcone, e dal luogo dove mi trovavo per qualche tempo non l'ho più vista". Marrazzo ammette che la cifra pattuita per la prestazione sessuale era di 1000 euro ed aggiunge: "Mi è capitato sporadicamente di aver consumato cocaina solo durante questa tipologia di incontri" (con transessuali n.d.a.). Marrazzo dichiara di conoscere Nathalie "già da qualche tempo e di essere stato con lei in qualche altra occasione, ma non più di due-tre volte dal gennaio di quest'anno. Non so dire con precisione da quanto conosco Natalie". Marrazzo dice di aver avuto "altri incontri di questo tipo con un'altra persona, un certo Blenda (con la l , n.d.a.). Nell'occasione di un incontro con Blenda ricordo che è passato anche un altro trans del quale non rammento il nome. Mi sembra che ho avuto solo due incontri con Blenda". Dichiarazioni che confermerebbero le abitudini hard dell’ex Presidente della regione Lazio. Lo sapevano in molti a Roma di queste sue frequentazioni documentate almeno dal 2005 quando si diceva che il presidente frequentasse Veronica, un trans che riceveva in due appartamenti: uno sulla Cassia, forse in via Gradoli, e un altro nel quartiere Trionfale. Gli inquirenti stanno rivoltando come un calzino la vita privata e pubblica di Marrazzo. Un uomo perbene incappato in una brutta storia. Perché con un trans. Chantall, transessuale, dice: "Gli uomini, come le donne, provengono da una madre e da un padre ed è più che normale che ci sia anche un lato femminile in essi che viene represso da sempre. Il desiderio inconscio di ogni uomo è quello di avere una donna con la quale poter, certe volte, non essere sempre la parte attiva ma anche, spesso, la parte passiva. Con noi vengono uomini di ogni ceto sociale. Dall'operaio frustrato al medico famoso e al politico importante. Siamo la parte che manca alle donne, la femminilità assicurata che offre una sorta di scudo, di alibi contro i sensi di colpa. Il mondo, da che è nato, ha avuto le donne per procreare e gli amanti maschi per godere, lo dimostrano gli antichi romani e i greci. Ma non è solo questo. La donna rompe le scatole di natura, riempie il proprio uomo solo di doveri e vuole essere al centro della sua vita, mentre il trans fa si che sia l'uomo il centro. Se poi, come sempre accade, vuole addirittura fare la parte passiva, noi abbiamo il 'mezzo' per accontentarlo. La maggior parte degli uomini che si definiscono etero e che vengono da noi, nella vita di tutti i giorni sono tori da monta, mentre con noi possono anche essere, improvvisamente, le pecorelle prese e sottoposte. Credo che ogni donna dovrebbe, comunque, rassegnarsi al fatto che nella mente di tutti gli uomini, che sia represso o che sia esternato, il desiderio del fallo c'è e ci sarà sempre."
Firma : Rita Bellacosa
Notizia letta
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La deposizione di Marrazzo07/11/2009 - 20:49
ROMA, 2 Novembre 2009 Sotto la pioggia battente Piero Marrazzo, ex telegiornalista, ex presidente della regione lazio, ex, esce dagli uffici giudiziari di piazza Adriana, a Roma, dopo due ore di deposizione davanti ai pm dell’inchiesta sul presunto ricatto di cui sarebbe vittima a causa di un video che lo ritrae in procinto di un atto sessuale con un transex il 3 Luglio u s. Qualcuno ipotizza che quell’uomo con il volto coperto non sia neppure lui che forse sta passando dall’uscita posteriore. Marrazzo dichiara: "Ribadisco che nell'abitazione di Natalie entrarono solo due persone che mi trattarono con estrema durezza e con violenza. Mi spinsero in un angolo impedendomi di tirare su i pantaloni che mi stavo levando quando sono entrate. In tale modo, per il mio abbigliamento, mi trovavo in uno stato psicologico di inferiorità e umiliazione. Inoltre in più occasioni vennero a contatto con me quasi a volermi intimidire, come per farmi capire che erano armati. Per tutto quel tempo sono stato costretto a stare nella stanza da letto e solo in un'occasione mi sono affacciato sulla soglia della porta ed ho potuto vedere con chiarezza che vi erano solo due persone, oltre a Natalie". "Mi sentivo come se fossi stato sequestrato, Natalie, invece, per qualche tempo mi è sembrato essere stata collocata fuori del balcone . Ho dedotto questo dalla circostanza che l'ho vista passare davanti alla stanza da letto spinta verso il balcone, e dal luogo dove mi trovavo per qualche tempo non l'ho più vista". Marrazzo ammette che la cifra pattuita per la prestazione sessuale era di 1000 euro ed aggiunge: "Mi è capitato sporadicamente di aver consumato cocaina solo durante questa tipologia di incontri" (con transessuali n.d.a.). Marrazzo dichiara di conoscere Nathalie "già da qualche tempo e di essere stato con lei in qualche altra occasione, ma non più di due-tre volte dal gennaio di quest'anno. Non so dire con precisione da quanto conosco Natalie". Marrazzo dice di aver avuto "altri incontri di questo tipo con un'altra persona, un certo Blenda (con la l , n.d.a.). Nell'occasione di un incontro con Blenda ricordo che è passato anche un altro trans del quale non rammento il nome. Mi sembra che ho avuto solo due incontri con Blenda". Dichiarazioni che confermerebbero le abitudini hard dell’ex Presidente della regione Lazio. Lo sapevano in molti a Roma di queste sue frequentazioni documentate almeno dal 2005 quando si diceva che il presidente frequentasse Veronica, un trans che riceveva in due appartamenti: uno sulla Cassia, forse in via Gradoli, e un altro nel quartiere Trionfale. Gli inquirenti stanno rivoltando come un calzino la vita privata e pubblica di Marrazzo. Un uomo perbene incappato in una brutta storia. Perché con un trans. Chantall, transessuale, dice: "Gli uomini, come le donne, provengono da una madre e da un padre ed è più che normale che ci sia anche un lato femminile in essi che viene represso da sempre. Il desiderio inconscio di ogni uomo è quello di avere una donna con la quale poter, certe volte, non essere sempre la parte attiva ma anche, spesso, la parte passiva. Con noi vengono uomini di ogni ceto sociale. Dall'operaio frustrato al medico famoso e al politico importante. Siamo la parte che manca alle donne, la femminilità assicurata che offre una sorta di scudo, di alibi contro i sensi di colpa. Il mondo, da che è nato, ha avuto le donne per procreare e gli amanti maschi per godere, lo dimostrano gli antichi romani e i greci. Ma non è solo questo. La donna rompe le scatole di natura, riempie il proprio uomo solo di doveri e vuole essere al centro della sua vita, mentre il trans fa si che sia l'uomo il centro. Se poi, come sempre accade, vuole addirittura fare la parte passiva, noi abbiamo il 'mezzo' per accontentarlo. La maggior parte degli uomini che si definiscono etero e che vengono da noi, nella vita di tutti i giorni sono tori da monta, mentre con noi possono anche essere, improvvisamente, le pecorelle prese e sottoposte. Credo che ogni donna dovrebbe, comunque, rassegnarsi al fatto che nella mente di tutti gli uomini, che sia represso o che sia esternato, il desiderio del fallo c'è e ci sarà sempre."
sabato 31 ottobre 2009
Il nudo e il crudo
Firma : Rita Bellacosa
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Rita Bellacosa: racconta Piero Marrazzo 31/10/2009 - 21:16
Piero Marrazzo, 51 anni, Presidente della regione Lazio dal 4 Aprile 2005 al 27 Ottobre 2009, sposato, tre figlie. 23 Ottobre 2009 Viene diramata la notizia che Marrazzo sarebbe stato ricattato da quattro carabinieri, a causa di un video girato il 3 Luglio scorso in un’abitazione in via GRADOLI (zona Cassia) a ROMA, in cui il presidente Marrazzo appare coinvolto in una scena inequivocabilmente intima con un transessuale. Il Marrazzo, visibilmente provato, ammette pubblicamente quella che definisce “frutto di una mia debolezza della vita privata” e si autosospende trasferendo i suoi poteri al Vice-Presidente e Assessore all'Urbanistica Esterino Montino. 26 Ottobre Marrazzo si dimette ufficialmente dall'incarico di Commissario regionale per la Sanità 27 Ottobre si dimette da Presidente della regione, Questa, in breve, la cronistoria della vicenda dolorosa di un uomo perbene . Ho conosciuto Piero Marrazzo quando lavorava in Rai; riporto l’episodio dell’incontro nel mio libro LE INUTILI APPARENZE, CAPITOLO XXVI, pag. 146. Nutro stima per l’uomo politico e la persona. La Giustizia farà il suo corso ma l’uomo Marrazzo, triturato, fagocitato dallo scandalo politico, morale, personale, non potrà dimenticare. Marrazzo ha dichiarato: “Nei primi giorni di luglio 2009 ho deciso di avere un incontro sessuale a pagamento con una persona incontrata per strada qualche tempo prima e di cui avevo il cellulare, di nome Natalie. Telefonai a questa persona e presi un appuntamento per le prime ore della mattina. Mi recai in auto guidata dal mio autista e lo lasciai alcune centinaia di metri distante con la scusa che sarei andato a fare una passeggiata...”. Mi rivolgo agli anonimi clienti dei trans. Mi chiedo perché tanti, e sono davvero tanti, si parla di circa nove milioni di italiani, vadano con i transessuali tanto che andare con quelli diventi una tentazione a cui non si può resistere. Pensi ”devo ancora una volta, sarà l’ultima”. Telefoni ed è fatta. Luilei ti aspetta a casa sua, prevedi scintille. Esci, farti dominare ti piace da una donnona come lei, altro che femmina: una stangona di un metro e ottanta con tacchi a spillo e minigonna mozzafiato, supertruccata, superprofumata, fiera di una femminilità non biologica ma fortemente voluta. Li ho visti a Parigi, i transessuali, persone talmente belle e femminili che ti fanno quasi sentire in colpa per non sapere o volere amplificare la tua sensualità (LE INUTILI APPARENZE, CAPITOLO X, pag.60). Sono un vero inno alla femminilità perché essi l’hanno scelta, inseguita, voluta al prezzo di enormi sacrifici fisici, operazioni di chirurgia plastica preceduti da anni di perplessità sessuale, anni in cui chiedersi come definire la propria identità sessuale. E tu sei completamente affascinato, soggiogato da essi/e . Corri giù per le scale, t’infili in macchina e voli verso il piacere. Perché lo fai? Puro sfogo fisico? Forse, ma non solo. Ritieni di distinguere il fare l’amore con tua moglie e farlo con un transex. Il sesso con loro è un’altra cosa, è puro piacere, nient’altro. Poi ti trovi bene e, quasi senza volerlo, la cosa va avanti, vuoi la tua sporadica emozione e pagheresti qualunque cifra. Forse eri stanco di correre dietro alle donne, che creano tante complicazioni prima di concedersi, della moglie che non vuole più' amplessi, delle prostitute che non fingono nemmeno di desiderarti. Così vai dal trans. Come ti vedi? Ti ritieni un etero che vuole fare un'esperienza diversa. Il trans, di solito brasiliano, ha in sé i pregi fisici della femmina e quelli del maschio ed è bravissimo nel camaleontico gioco dei sensi. I transessuali incarnano il sogno di una femminilità esagerata, esasperata, aggressiva, che apprezza gli uomini ed esaudisce qualsiasi loro desiderio di perversione; sono latori di una femminilità che soggioga e domina chi è dominatore socialmente. Ma mi chiedo, i clienti sono realmente etero oppure il loro cercare i trans, ossia creature dotate dell’attributo sessuale maschile, nasconde una omosessualità che non si vuole ammettere?
Firma : Rita Bellacosa
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Rita Bellacosa: racconta Piero Marrazzo 31/10/2009 - 21:16
Piero Marrazzo, 51 anni, Presidente della regione Lazio dal 4 Aprile 2005 al 27 Ottobre 2009, sposato, tre figlie. 23 Ottobre 2009 Viene diramata la notizia che Marrazzo sarebbe stato ricattato da quattro carabinieri, a causa di un video girato il 3 Luglio scorso in un’abitazione in via GRADOLI (zona Cassia) a ROMA, in cui il presidente Marrazzo appare coinvolto in una scena inequivocabilmente intima con un transessuale. Il Marrazzo, visibilmente provato, ammette pubblicamente quella che definisce “frutto di una mia debolezza della vita privata” e si autosospende trasferendo i suoi poteri al Vice-Presidente e Assessore all'Urbanistica Esterino Montino. 26 Ottobre Marrazzo si dimette ufficialmente dall'incarico di Commissario regionale per la Sanità 27 Ottobre si dimette da Presidente della regione, Questa, in breve, la cronistoria della vicenda dolorosa di un uomo perbene . Ho conosciuto Piero Marrazzo quando lavorava in Rai; riporto l’episodio dell’incontro nel mio libro LE INUTILI APPARENZE, CAPITOLO XXVI, pag. 146. Nutro stima per l’uomo politico e la persona. La Giustizia farà il suo corso ma l’uomo Marrazzo, triturato, fagocitato dallo scandalo politico, morale, personale, non potrà dimenticare. Marrazzo ha dichiarato: “Nei primi giorni di luglio 2009 ho deciso di avere un incontro sessuale a pagamento con una persona incontrata per strada qualche tempo prima e di cui avevo il cellulare, di nome Natalie. Telefonai a questa persona e presi un appuntamento per le prime ore della mattina. Mi recai in auto guidata dal mio autista e lo lasciai alcune centinaia di metri distante con la scusa che sarei andato a fare una passeggiata...”. Mi rivolgo agli anonimi clienti dei trans. Mi chiedo perché tanti, e sono davvero tanti, si parla di circa nove milioni di italiani, vadano con i transessuali tanto che andare con quelli diventi una tentazione a cui non si può resistere. Pensi ”devo ancora una volta, sarà l’ultima”. Telefoni ed è fatta. Luilei ti aspetta a casa sua, prevedi scintille. Esci, farti dominare ti piace da una donnona come lei, altro che femmina: una stangona di un metro e ottanta con tacchi a spillo e minigonna mozzafiato, supertruccata, superprofumata, fiera di una femminilità non biologica ma fortemente voluta. Li ho visti a Parigi, i transessuali, persone talmente belle e femminili che ti fanno quasi sentire in colpa per non sapere o volere amplificare la tua sensualità (LE INUTILI APPARENZE, CAPITOLO X, pag.60). Sono un vero inno alla femminilità perché essi l’hanno scelta, inseguita, voluta al prezzo di enormi sacrifici fisici, operazioni di chirurgia plastica preceduti da anni di perplessità sessuale, anni in cui chiedersi come definire la propria identità sessuale. E tu sei completamente affascinato, soggiogato da essi/e . Corri giù per le scale, t’infili in macchina e voli verso il piacere. Perché lo fai? Puro sfogo fisico? Forse, ma non solo. Ritieni di distinguere il fare l’amore con tua moglie e farlo con un transex. Il sesso con loro è un’altra cosa, è puro piacere, nient’altro. Poi ti trovi bene e, quasi senza volerlo, la cosa va avanti, vuoi la tua sporadica emozione e pagheresti qualunque cifra. Forse eri stanco di correre dietro alle donne, che creano tante complicazioni prima di concedersi, della moglie che non vuole più' amplessi, delle prostitute che non fingono nemmeno di desiderarti. Così vai dal trans. Come ti vedi? Ti ritieni un etero che vuole fare un'esperienza diversa. Il trans, di solito brasiliano, ha in sé i pregi fisici della femmina e quelli del maschio ed è bravissimo nel camaleontico gioco dei sensi. I transessuali incarnano il sogno di una femminilità esagerata, esasperata, aggressiva, che apprezza gli uomini ed esaudisce qualsiasi loro desiderio di perversione; sono latori di una femminilità che soggioga e domina chi è dominatore socialmente. Ma mi chiedo, i clienti sono realmente etero oppure il loro cercare i trans, ossia creature dotate dell’attributo sessuale maschile, nasconde una omosessualità che non si vuole ammettere?
sabato 24 ottobre 2009
Il nudo e il crudo
Firma : Rita Bellacosa
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"Il nudo e il crudo": 'Le inutili apparenze', una donna bella in cerca di successo24/10/2009 - 21:04
Si può arrivare al successo rimanendo incorrotti nell’anima? La bellezza può essere d’ingombro all’ affermazione della bravura? Può l’appoggio di un “ pezzo grosso ” essere determinante persino più del Talento? A queste domande la scrittrice Rita Bellacosa, risponde con “ LE INUTILI APPARENZE ”, bel romanzo che si appresta a diventare un classico della letteratura moderna e che, di sicuro, è specchio del costume contemporaneo. Francesca, la protagonista, è una giovane donna colta e bellissima, determinata nella corsa verso il Successo. Arriva a Roma dove si imbatte in uomini potenti e spregiudicati i quali, soggiogati dalla sua spavalda avvenenza, le promettono una carriera facile e veloce. Arduo decidere di opporre a tale allettante prospettiva il proprio orgoglio ma quanto può essere gratificante il successo ottenuto grazie alla sola bellezza? Quanto vale se impone, in una sorta di tacita mutualità, di vendersi l’anima? Così la bellezza risulta un limite in una società che non premia il talento ma la rappresentazione, a volte patetica, di personaggi mediocri venuti alla ribalta grazie ad una specie di transazione umana in cui vige il principio del “ do ut des ” . E la bellezza da apparente vantaggio si muta in realtà prevaricante che accantona il talento. Corrompendo l’anima. Un monito per tante ragazze che inseguono le luci della ribalta perdendo se stesse per l’ espace d’ un instant. L’opera trabocca di colpi di scena e di situazioni piccanti ed anche, talvolta, ai confini , sapientemente costruiti, dello stucchevole. Tutto in una prosa erudita dai forti echi manzoniani. LOOKING FOR SUCCESS
Can a beautiful woman be reached the success being uncorrupted in the soul? Can the beauty be of encumbrance to the affirmation of the cleverness? Can the support of a " big " piece be conclusive more than the Talent even? To these questions the writer Rita Bellacosa answers with " The Useless Appearances ", beautiful novel that is prepared to become a classical some modern literature and that, of sure, she is mirror of the contemporary custom. Francesca, the protagonist, is a young cultured and very beautiful woman, determined in the run toward the Success. It arrives to Rome where he comes upon in powerful and unprejudiced men which, subjugated by her bold attractiveness, they promise her an easy and fast career. Arduous to decide to oppose his own pride to such tempting perspective but how much can gotten success be gratifying thanks to the only beauty? How much it is worth if it imposes, in a sort of tacit mutuality, to sell the soul? This way beauty results a limit in a society that doesn't reward the talent but the representation, at times pathetic, of mediocre characters come to the footlights thanks to a kind of human transaction in which the principle of the " is in force I give if you give ". And the beauty from apparent advantage he changes in hard reality that sets aside the talent. Contaminating the soul. A warning for so many girls that pursue the lights of the footlights losing if same for the espace d' an instant. The work overflows of sensations and of spicy situations and also, sometimes, to the confinements, wisely built, of the nice. All in a prose instructed by the strong Manzoni’s wind.
Si può
Firma : Rita Bellacosa
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"Il nudo e il crudo": 'Le inutili apparenze', una donna bella in cerca di successo24/10/2009 - 21:04
Si può arrivare al successo rimanendo incorrotti nell’anima? La bellezza può essere d’ingombro all’ affermazione della bravura? Può l’appoggio di un “ pezzo grosso ” essere determinante persino più del Talento? A queste domande la scrittrice Rita Bellacosa, risponde con “ LE INUTILI APPARENZE ”, bel romanzo che si appresta a diventare un classico della letteratura moderna e che, di sicuro, è specchio del costume contemporaneo. Francesca, la protagonista, è una giovane donna colta e bellissima, determinata nella corsa verso il Successo. Arriva a Roma dove si imbatte in uomini potenti e spregiudicati i quali, soggiogati dalla sua spavalda avvenenza, le promettono una carriera facile e veloce. Arduo decidere di opporre a tale allettante prospettiva il proprio orgoglio ma quanto può essere gratificante il successo ottenuto grazie alla sola bellezza? Quanto vale se impone, in una sorta di tacita mutualità, di vendersi l’anima? Così la bellezza risulta un limite in una società che non premia il talento ma la rappresentazione, a volte patetica, di personaggi mediocri venuti alla ribalta grazie ad una specie di transazione umana in cui vige il principio del “ do ut des ” . E la bellezza da apparente vantaggio si muta in realtà prevaricante che accantona il talento. Corrompendo l’anima. Un monito per tante ragazze che inseguono le luci della ribalta perdendo se stesse per l’ espace d’ un instant. L’opera trabocca di colpi di scena e di situazioni piccanti ed anche, talvolta, ai confini , sapientemente costruiti, dello stucchevole. Tutto in una prosa erudita dai forti echi manzoniani. LOOKING FOR SUCCESS
Can a beautiful woman be reached the success being uncorrupted in the soul? Can the beauty be of encumbrance to the affirmation of the cleverness? Can the support of a " big " piece be conclusive more than the Talent even? To these questions the writer Rita Bellacosa answers with " The Useless Appearances ", beautiful novel that is prepared to become a classical some modern literature and that, of sure, she is mirror of the contemporary custom. Francesca, the protagonist, is a young cultured and very beautiful woman, determined in the run toward the Success. It arrives to Rome where he comes upon in powerful and unprejudiced men which, subjugated by her bold attractiveness, they promise her an easy and fast career. Arduous to decide to oppose his own pride to such tempting perspective but how much can gotten success be gratifying thanks to the only beauty? How much it is worth if it imposes, in a sort of tacit mutuality, to sell the soul? This way beauty results a limit in a society that doesn't reward the talent but the representation, at times pathetic, of mediocre characters come to the footlights thanks to a kind of human transaction in which the principle of the " is in force I give if you give ". And the beauty from apparent advantage he changes in hard reality that sets aside the talent. Contaminating the soul. A warning for so many girls that pursue the lights of the footlights losing if same for the espace d' an instant. The work overflows of sensations and of spicy situations and also, sometimes, to the confinements, wisely built, of the nice. All in a prose instructed by the strong Manzoni’s wind.
Si può
sabato 17 ottobre 2009
CULTURA Società 17/10/2009 Firma: RITA BELLACOSA Il Nudo e Il Crudo di RITA BELLACOSA DOSSIER DARFUR17/10/2009 - 20:57
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Il Darfur, “terra dei Fur”, regione sud-occidentale del Sudan, è abitato in parte da tribù nomadi arabomusulmane dedite alla pastorizia, e in parte da tribù stanziali africane di religione animista, cristiana e musulmana dedite all’agricoltura. Poveri gli abitanti ma ricchissimo il territorio di risorse minerarie e petrolifere che esporta soprattutto in Cina. Dal 2003 il Darfur è diventato un immenso campo di sterminio e distruzione; 300.000 civili massacrati, migliaia di stupri, più di due milioni e mezzo di profughi sfollati per lo più nel vicino Ciad: il tragico bilancio di una spaventosa catastrofe umana che si sta consumando in un clima di inerzia internazionale. Il conflitto scoppiò nel Febbraio 2003 quando due gruppi ribelli, l’Esercito di liberazione del Sudan , ossia Sla sotto la guida di Abdelwahed Mohammad Nur e di Mini Arkoy Minawi e il Movimento per la giustizia e l’uguaglianza, ossia Jem-di Khalil Ibrahim, si armarono contro il governo centrale di Kharthoum pretendendo l’autonomia. Il Presidente Omar Hassan el-Bashir reagì all’insurrezione in Darfur con l’invio dei Janjaweed, i “ diavoli a cavallo”, miliziani arabi filo-governativi. I guerrieri della morte assalgono ed invadono i villaggi, violentano le donne sotto gli occhi dei bambini, seviziano e bruciano vivi gli uomini, distruggono ogni traccia etnica africana. Dopo ogni loro passaggio il villaggio non esiste più; è diventato terra bruciata sulla quale aleggiano le anime delle vittime inermi. Un silenzio pesante ha preso il posto di una vita di fame. Migliaia di donne e bambine in questi sei anni sono state violentate nei villaggi devastatidalle razzie dei gruppi armati e dei Janjaweed. Migliaia di donne scampate allo sterminio vengono stuprate, come riferisce Amnesty International, nel rapporto presentato a Londra il 30 Settembre scorso, nei campi profughi del Ciad e nelle loro vicinanze,quando si allontanano per cercare legna e cibo, dagli abitanti dei villaggi confinanti ai campi, da presunti portatori di pace e da soldati ciadiani, proprio quelli chiamati a tutelare la loro incolumità. Amnesty ha riferito che la popolazione femminile a rischio stupro nei campi profughi è composta da oltre 142mila unità, su 260mila rifugiati che sono fuggiti dal Darfur negli ultimi sei anni, dal 2003 ad oggi, e che sono ospitati in 12 centri di accoglienza ai confini. Il Governo non ha mai indagato né processato i portatori di morte e non ha mai accolto i dispositivi di pace , tra cui la risoluzione N.1706 dell’Onu. Il Presidente el-Bashir ha annunciato più volte il “cessate il fuoco “; annunciato, non reso operativo. Marzo 2009. La Corte penale internazionale dell'Aja emette un ordine di arresto internazionale contro il presidente sudanese Omar al Bashir con l'accusa di crimini di guerra nel Darfur. Viene respinta l'accusa di genocidio. Luglio 2009 Nel corso del vertice svoltosi a Sirte (in Libia), l’Unione Africana (UA) dichiara di non voler cooperare con la richiesta di arresto per il Presidente del Sudan al-Bashir, emessa dalla Corte Penale Internazionale (CPI) all’inizio del marzo scorso.
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Il Darfur, “terra dei Fur”, regione sud-occidentale del Sudan, è abitato in parte da tribù nomadi arabomusulmane dedite alla pastorizia, e in parte da tribù stanziali africane di religione animista, cristiana e musulmana dedite all’agricoltura. Poveri gli abitanti ma ricchissimo il territorio di risorse minerarie e petrolifere che esporta soprattutto in Cina. Dal 2003 il Darfur è diventato un immenso campo di sterminio e distruzione; 300.000 civili massacrati, migliaia di stupri, più di due milioni e mezzo di profughi sfollati per lo più nel vicino Ciad: il tragico bilancio di una spaventosa catastrofe umana che si sta consumando in un clima di inerzia internazionale. Il conflitto scoppiò nel Febbraio 2003 quando due gruppi ribelli, l’Esercito di liberazione del Sudan , ossia Sla sotto la guida di Abdelwahed Mohammad Nur e di Mini Arkoy Minawi e il Movimento per la giustizia e l’uguaglianza, ossia Jem-di Khalil Ibrahim, si armarono contro il governo centrale di Kharthoum pretendendo l’autonomia. Il Presidente Omar Hassan el-Bashir reagì all’insurrezione in Darfur con l’invio dei Janjaweed, i “ diavoli a cavallo”, miliziani arabi filo-governativi. I guerrieri della morte assalgono ed invadono i villaggi, violentano le donne sotto gli occhi dei bambini, seviziano e bruciano vivi gli uomini, distruggono ogni traccia etnica africana. Dopo ogni loro passaggio il villaggio non esiste più; è diventato terra bruciata sulla quale aleggiano le anime delle vittime inermi. Un silenzio pesante ha preso il posto di una vita di fame. Migliaia di donne e bambine in questi sei anni sono state violentate nei villaggi devastatidalle razzie dei gruppi armati e dei Janjaweed. Migliaia di donne scampate allo sterminio vengono stuprate, come riferisce Amnesty International, nel rapporto presentato a Londra il 30 Settembre scorso, nei campi profughi del Ciad e nelle loro vicinanze,quando si allontanano per cercare legna e cibo, dagli abitanti dei villaggi confinanti ai campi, da presunti portatori di pace e da soldati ciadiani, proprio quelli chiamati a tutelare la loro incolumità. Amnesty ha riferito che la popolazione femminile a rischio stupro nei campi profughi è composta da oltre 142mila unità, su 260mila rifugiati che sono fuggiti dal Darfur negli ultimi sei anni, dal 2003 ad oggi, e che sono ospitati in 12 centri di accoglienza ai confini. Il Governo non ha mai indagato né processato i portatori di morte e non ha mai accolto i dispositivi di pace , tra cui la risoluzione N.1706 dell’Onu. Il Presidente el-Bashir ha annunciato più volte il “cessate il fuoco “; annunciato, non reso operativo. Marzo 2009. La Corte penale internazionale dell'Aja emette un ordine di arresto internazionale contro il presidente sudanese Omar al Bashir con l'accusa di crimini di guerra nel Darfur. Viene respinta l'accusa di genocidio. Luglio 2009 Nel corso del vertice svoltosi a Sirte (in Libia), l’Unione Africana (UA) dichiara di non voler cooperare con la richiesta di arresto per il Presidente del Sudan al-Bashir, emessa dalla Corte Penale Internazionale (CPI) all’inizio del marzo scorso.
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IMPEGNO UMANITARIO RITA BELLACOSA
venerdì 16 ottobre 2009
CULTURA
Arte & Moda 13/10/2009
Firma : Rita Bellacosa
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Il nudo e il crudo...e un omaggio in musica di Emile Lelouch 13/10/2009 - 14:14
Il nudo e l'erotico
E quando tu, donna innocente in quanto non asessuale ma sincera nel tuo amore, donerai a lui il tuo candore e la tua pudicizia, temendo la sua posteriore indifferenza, sii consapevole della tua incolpevolezza e felice di avere celebrato il tripudio dei tuoi sensi
Il nudo è pretestuoso; s’impone baldanzosamente alla vista e illumina le voglie. L’erotismo è il suo fratello intellettuale, è colui che s’insinua in chi intuisce e scorge appena, senza vedere, un corpo, immaginandolo mentre si muove sotto un vestito leggero. Dei due quest’ultimo è il più pericoloso perché genera e scuote la tempesta dei sensi con spropositata virulenza obbligando la biologia dell’essere vivente a reazioni incontrollate, talora inconfessate, anche in una donna che riterresti fredda. Perché, donna, tenerle nascoste? Perché non appalesarle rendendo partecipe l’oggetto delle tue attenzioni informandolo senza remore? Perché non sfatare quel tanto vecchio quanto noioso luogo comune che una donna che si offra o che, semplicemente, muova un approccio fisico verso un uomo che le piace, sia una donnaccia? Vi è un’innocenza maliziosa, in talune donne “ espansive" che gli uomini trovano irresistibile. Il musicista francese Emile Lelouch ha scritto e dedicato a me questa dolce composizione che voglio fare ascoltare a tutti voi amici che mi seguite con passione e calore. Vi abbraccio !
Arte & Moda 13/10/2009
Firma : Rita Bellacosa
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Il nudo e il crudo...e un omaggio in musica di Emile Lelouch 13/10/2009 - 14:14
Il nudo e l'erotico
E quando tu, donna innocente in quanto non asessuale ma sincera nel tuo amore, donerai a lui il tuo candore e la tua pudicizia, temendo la sua posteriore indifferenza, sii consapevole della tua incolpevolezza e felice di avere celebrato il tripudio dei tuoi sensi
Il nudo è pretestuoso; s’impone baldanzosamente alla vista e illumina le voglie. L’erotismo è il suo fratello intellettuale, è colui che s’insinua in chi intuisce e scorge appena, senza vedere, un corpo, immaginandolo mentre si muove sotto un vestito leggero. Dei due quest’ultimo è il più pericoloso perché genera e scuote la tempesta dei sensi con spropositata virulenza obbligando la biologia dell’essere vivente a reazioni incontrollate, talora inconfessate, anche in una donna che riterresti fredda. Perché, donna, tenerle nascoste? Perché non appalesarle rendendo partecipe l’oggetto delle tue attenzioni informandolo senza remore? Perché non sfatare quel tanto vecchio quanto noioso luogo comune che una donna che si offra o che, semplicemente, muova un approccio fisico verso un uomo che le piace, sia una donnaccia? Vi è un’innocenza maliziosa, in talune donne “ espansive" che gli uomini trovano irresistibile. Il musicista francese Emile Lelouch ha scritto e dedicato a me questa dolce composizione che voglio fare ascoltare a tutti voi amici che mi seguite con passione e calore. Vi abbraccio !
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IL NUDO E IL CRUDO di RITA BELLACOSA
venerdì 9 ottobre 2009
CULTURA
Libri 12/10/2009
Firma : Rita Bellacosa
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Il nudo e il crudo12/10/2009 - 21:14
Il nudo e l'erotico E quando tu, donna innocente in quanto non asessuale ma sincera nel tuo amore, donerai a lui il tuo candore e la tua pudicizia, temendo la sua posteriore indifferenza, sii consapevole della tua incolpevolezza e felice di avere celebrato il tripudio dei tuoi sensi Il nudo è pretestuoso; s’impone baldanzosamente alla vista e illumina le voglie. L’erotismo è il suo fratello intellettuale, è colui che s’insinua in chi intuisce e scorge appena, senza vedere, un corpo, immaginandolo mentre si muove sotto un vestito leggero. Dei due quest’ultimo è il più pericoloso perché genera e scuote la tempesta dei sensi con spropositata virulenza obbligando la biologia dell’essere vivente a reazioni incontrollate, talora inconfessate, anche in una donna che riterresti fredda. Perché, donna, tenerle nascoste? Perché non appalesarle rendendo partecipe l’oggetto delle tue attenzioni informandolo senza remore? Perché non sfatare quel tanto vecchio quanto noioso luogo comune che una donna che si offra o che, semplicemente, muova un approccio fisico verso un uomo che le piace, sia una donnaccia? Vi è un’innocenza maliziosa, in talune donne “ espansive" che gli uomini trovano irresistibile.
Libri 12/10/2009
Firma : Rita Bellacosa
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Il nudo e il crudo12/10/2009 - 21:14
Il nudo e l'erotico E quando tu, donna innocente in quanto non asessuale ma sincera nel tuo amore, donerai a lui il tuo candore e la tua pudicizia, temendo la sua posteriore indifferenza, sii consapevole della tua incolpevolezza e felice di avere celebrato il tripudio dei tuoi sensi Il nudo è pretestuoso; s’impone baldanzosamente alla vista e illumina le voglie. L’erotismo è il suo fratello intellettuale, è colui che s’insinua in chi intuisce e scorge appena, senza vedere, un corpo, immaginandolo mentre si muove sotto un vestito leggero. Dei due quest’ultimo è il più pericoloso perché genera e scuote la tempesta dei sensi con spropositata virulenza obbligando la biologia dell’essere vivente a reazioni incontrollate, talora inconfessate, anche in una donna che riterresti fredda. Perché, donna, tenerle nascoste? Perché non appalesarle rendendo partecipe l’oggetto delle tue attenzioni informandolo senza remore? Perché non sfatare quel tanto vecchio quanto noioso luogo comune che una donna che si offra o che, semplicemente, muova un approccio fisico verso un uomo che le piace, sia una donnaccia? Vi è un’innocenza maliziosa, in talune donne “ espansive" che gli uomini trovano irresistibile.
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IL NUDO E IL CRUDO di RITA BELLACOSA
CULTURA Libri 08/10/2009
Firma : RITA BELLACOSA (Lorenzo Mossani)
di Rita Bellacosa
Notizia letta
4700 volte
Rita versus Rita08/10/2009 - 12:58
Autointervistarsi guardandosi allo specchio con la propria anima é come decidere di denudarsi in pubblico. Il nudo dell’anima è di gran lunga più spudoratamente lascivo del nudo del corpo. Perché significa dichiararsi consapevolmente indifesi di fronte a chi ci osserva o ci legge. Mi spoglio, per vanità ed incoscienza; vi parlo di me, come pare e piace a me. Mi autoincensisco con l’arroganza che mi è propria e mi rende fiera di ogni atto, foss’anche il più scontato. Inutile negarlo, non sono una persona umile, né tale mi hanno fatto sentire tutti quelli che ho incontrato nei miei passi, sia che si trattasse di tecnici del mestiere, sia di estimatori vari; quest’ultimi soprattutto uomini. Sono stata lusingata, aggredita, insultata. Perché io, come disse Federico Fellini, sono bella ma con il grave difetto di essere intelligente. Altri tempi, quando il Maestro sosteneva che fossi la ragazza più bella di Roma. Anni sono passati e gli eventi hanno lasciato segni evidenti sul mio viso e profonde lacerazioni sulla mia anima. Dolori, ansie, sopraffazioni: invasori nella mia vita, impostori di presunti cambiamenti, forieri di ostacoli invalicabili e disperati che non hanno scalfito la mia fierezza. Anzi, l’hanno rafforzata donandomi l’autostima. Si, amici, mi stimo iperbolicamente e niente e nessuno potranno cambiare questa mia monumentale convinzione. Ho eretto in vita il Mausoleo a me, alla mia mente ed alla mia femminilità. Io non sono una persona umile- essere umili è ripugnante ed esecrabile- né voglio esserlo e non sono pudica perché non ho morale. Sono libera, liberale, libertaria, forse prossima libertina. E vagabonda, tra Roma e Parigi, con Firenze nel cuore. Perché Firenze è la città di Dante e di Machiavelli, di Guicciardini e Brunelleschi. Perché Firenze è festa per gli occhi, una festa che da Piazza della Signoria si espande come macchia di gloria traboccante di arte. Perché Firenze é un’esperienza mistica dell’anima che si commuove, soggiogata da pathos e rispetto, al cospetto dei Grandi di Santa Croce. In “ LE INUTILI APPARENZE “ racconto di una giovane donna, Francesca, colta e bellissima che vuole conquistare il successo. Arriva a Roma dove si imbatte in uomini potenti e spregiudicati immersi in situazioni erotiche intriganti i quali, soggiogati dalla sua spavalda avvenenza, le promettono una carriera facile e veloce. Arduo decidere di opporre a tale allettante prospettiva il proprio orgoglio ma quanto può essere gratificante il successo ottenuto grazie alla sola bellezza?
Quanto vale se impone, in una sorta di tacita mutualità, di vendersi l’anima? Così la bellezza risulta un limite in una società che non premia il talento ma la rappresentazione, a volte patetica, di personaggi mediocri venuti alla ribalta grazie ad una specie di transazione umana in cui vige il principio del “ do ut des ” . E la bellezza da apparente vantaggio si muta in realtà prevaricante che accantona il talento. Corrompendo l’anima.
Autobiografico? Chissà! Vero è che non cederei al compromesso e non l’ho fatto. Epocali le mie scenate. Spacco tutto. E non mi pento. Un monito per tante ragazze che inseguono le luci della ribalta perdendo se stesse ? Certo. Quanto conta il cosiddetto “successo” che spesso si traduce in fugaci e patetiche apparizioni televisive o particine in film di cassetta, ottenute prostituendosi con il “ pezzo grosso”? Meno di niente. E distrugge dentro. Si può arrivare al successo rimanendo incorrotti nell’anima? Si, se si nasca con il Talento. Il Talento è innato e non si può costruire. La tecnica lo affina.
Il sesso è? Scomposto, illimitato, selvaggio. Ma banconote e favori devono restare chiusi nel taschino. Perche’ ho voluto sulla copertina de “ LE INUTILI APPARENZE” l' “ATELIER DU PEINTRE” di GUSTAVE COURBET(1854-1855 Huile sur toile H3,61 ; L5,98 Musée d' Orsay, Paris )>? Quest' Opera è specchio della storia che racconto. Opera immensa, magnifica, suggestiva, ebbe un clamoroso insuccesso. Anche per questo l'ho voluta fortemente. L' insuccesso, come per tante grandi Opere, reca il dono dell' eternità. Mirabile espressione del realismo descrittivo, essa segna la compiutezza artistica ed umana di Courbet. Al centro della tela, l'artista rappresenta se stesso intento a dipingere un paesaggio del paesino francese da dove partì; di fatto, il paesino é il passato. Come Francesca. Attorno al pittore sono raffigurati una trentina di personaggi. A sinistra sono ritratte le classi sociali che stentano ai margini della società: ubriaconi, saltimbanchi, balordi. Sono miseri, con il capo reclinato e l'espressione del viso sofferente come a significare le difficoltà del vivere. Come il presente di una persona in carriera che saggia la fame durante la dura gavetta. A destra sono dipinti amici di Courbet noti e abbienti. Essi incarnano i sogni e le allegorie: Letteratura, Filosofia, Amore, le arti nobili della società sensibile alle cose belle e colta. Come le passioni di Francesca. Al centro dell' Opera la nuda Verità, accanto all'artista mentre lo assiste amorevolmente nella sua creazione. Lei é al centro dell'attenzione sociale, del popolo semplice e del popolo colto ed é nuda, leale e indifesa sotto gli sguardi di tutti che l'ammirano e la desiderano. Come Francesca. Il bimbetto che le sta accanto rappresenta l' Innocenza. Come innocente é Francesca. Il gatto bianco é il portafortuna. Ancora un particolare. stendendo la copertina, il mio sguardo nella foto "guarda" all' Opera. Ho valutato ogni dettaglio con cura geometrica. Come in tutto ciò che faccio.Programmi futuri? Il film tratto da “ LE INUTILI APPARENZE “ e un Saggio di archeologia, Templa. E molte sorprese. Firenze, ti amo!
Autointervistarsi guardandosi allo specchio con la propria anima é come decidere di denudarsi in pubblico. Il nudo dell’anima è di gran lunga più spudoratamente lascivo > 12:58 del 08/10/2009
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di Rita Bellacosa
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Rita versus Rita08/10/2009 - 12:58
Autointervistarsi guardandosi allo specchio con la propria anima é come decidere di denudarsi in pubblico. Il nudo dell’anima è di gran lunga più spudoratamente lascivo del nudo del corpo. Perché significa dichiararsi consapevolmente indifesi di fronte a chi ci osserva o ci legge. Mi spoglio, per vanità ed incoscienza; vi parlo di me, come pare e piace a me. Mi autoincensisco con l’arroganza che mi è propria e mi rende fiera di ogni atto, foss’anche il più scontato. Inutile negarlo, non sono una persona umile, né tale mi hanno fatto sentire tutti quelli che ho incontrato nei miei passi, sia che si trattasse di tecnici del mestiere, sia di estimatori vari; quest’ultimi soprattutto uomini. Sono stata lusingata, aggredita, insultata. Perché io, come disse Federico Fellini, sono bella ma con il grave difetto di essere intelligente. Altri tempi, quando il Maestro sosteneva che fossi la ragazza più bella di Roma. Anni sono passati e gli eventi hanno lasciato segni evidenti sul mio viso e profonde lacerazioni sulla mia anima. Dolori, ansie, sopraffazioni: invasori nella mia vita, impostori di presunti cambiamenti, forieri di ostacoli invalicabili e disperati che non hanno scalfito la mia fierezza. Anzi, l’hanno rafforzata donandomi l’autostima. Si, amici, mi stimo iperbolicamente e niente e nessuno potranno cambiare questa mia monumentale convinzione. Ho eretto in vita il Mausoleo a me, alla mia mente ed alla mia femminilità. Io non sono una persona umile- essere umili è ripugnante ed esecrabile- né voglio esserlo e non sono pudica perché non ho morale. Sono libera, liberale, libertaria, forse prossima libertina. E vagabonda, tra Roma e Parigi, con Firenze nel cuore. Perché Firenze è la città di Dante e di Machiavelli, di Guicciardini e Brunelleschi. Perché Firenze è festa per gli occhi, una festa che da Piazza della Signoria si espande come macchia di gloria traboccante di arte. Perché Firenze é un’esperienza mistica dell’anima che si commuove, soggiogata da pathos e rispetto, al cospetto dei Grandi di Santa Croce. In “ LE INUTILI APPARENZE “ racconto di una giovane donna, Francesca, colta e bellissima che vuole conquistare il successo. Arriva a Roma dove si imbatte in uomini potenti e spregiudicati immersi in situazioni erotiche intriganti i quali, soggiogati dalla sua spavalda avvenenza, le promettono una carriera facile e veloce. Arduo decidere di opporre a tale allettante prospettiva il proprio orgoglio ma quanto può essere gratificante il successo ottenuto grazie alla sola bellezza?
Quanto vale se impone, in una sorta di tacita mutualità, di vendersi l’anima? Così la bellezza risulta un limite in una società che non premia il talento ma la rappresentazione, a volte patetica, di personaggi mediocri venuti alla ribalta grazie ad una specie di transazione umana in cui vige il principio del “ do ut des ” . E la bellezza da apparente vantaggio si muta in realtà prevaricante che accantona il talento. Corrompendo l’anima.
Autobiografico? Chissà! Vero è che non cederei al compromesso e non l’ho fatto. Epocali le mie scenate. Spacco tutto. E non mi pento. Un monito per tante ragazze che inseguono le luci della ribalta perdendo se stesse ? Certo. Quanto conta il cosiddetto “successo” che spesso si traduce in fugaci e patetiche apparizioni televisive o particine in film di cassetta, ottenute prostituendosi con il “ pezzo grosso”? Meno di niente. E distrugge dentro. Si può arrivare al successo rimanendo incorrotti nell’anima? Si, se si nasca con il Talento. Il Talento è innato e non si può costruire. La tecnica lo affina.
Il sesso è? Scomposto, illimitato, selvaggio. Ma banconote e favori devono restare chiusi nel taschino. Perche’ ho voluto sulla copertina de “ LE INUTILI APPARENZE” l' “ATELIER DU PEINTRE” di GUSTAVE COURBET(1854-1855 Huile sur toile H3,61 ; L5,98 Musée d' Orsay, Paris )>? Quest' Opera è specchio della storia che racconto. Opera immensa, magnifica, suggestiva, ebbe un clamoroso insuccesso. Anche per questo l'ho voluta fortemente. L' insuccesso, come per tante grandi Opere, reca il dono dell' eternità. Mirabile espressione del realismo descrittivo, essa segna la compiutezza artistica ed umana di Courbet. Al centro della tela, l'artista rappresenta se stesso intento a dipingere un paesaggio del paesino francese da dove partì; di fatto, il paesino é il passato. Come Francesca. Attorno al pittore sono raffigurati una trentina di personaggi. A sinistra sono ritratte le classi sociali che stentano ai margini della società: ubriaconi, saltimbanchi, balordi. Sono miseri, con il capo reclinato e l'espressione del viso sofferente come a significare le difficoltà del vivere. Come il presente di una persona in carriera che saggia la fame durante la dura gavetta. A destra sono dipinti amici di Courbet noti e abbienti. Essi incarnano i sogni e le allegorie: Letteratura, Filosofia, Amore, le arti nobili della società sensibile alle cose belle e colta. Come le passioni di Francesca. Al centro dell' Opera la nuda Verità, accanto all'artista mentre lo assiste amorevolmente nella sua creazione. Lei é al centro dell'attenzione sociale, del popolo semplice e del popolo colto ed é nuda, leale e indifesa sotto gli sguardi di tutti che l'ammirano e la desiderano. Come Francesca. Il bimbetto che le sta accanto rappresenta l' Innocenza. Come innocente é Francesca. Il gatto bianco é il portafortuna. Ancora un particolare. stendendo la copertina, il mio sguardo nella foto "guarda" all' Opera. Ho valutato ogni dettaglio con cura geometrica. Come in tutto ciò che faccio.Programmi futuri? Il film tratto da “ LE INUTILI APPARENZE “ e un Saggio di archeologia, Templa. E molte sorprese. Firenze, ti amo!
Autointervistarsi guardandosi allo specchio con la propria anima é come decidere di denudarsi in pubblico. Il nudo dell’anima è di gran lunga più spudoratamente lascivo > 12:58 del 08/10/2009
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AUTOINTERVISTA Io,
vagabonda con Firenze nel cuore
CULTURA Libri 12/03/2009
Firma : RITA BELLACOSA (Alfredo Verni )
di Rita Bellacosa
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"Le inutili apparenze" di Rita Bellacosa12/03/2009 - 10:51
"...la sua bellezza esuberante e il suo sentire ingenuo agivano ognuno per conto proprio. Le pareva di essere una bambina inserita in un gioco di adulti, e che non le appartenesse. Ma il fisico prorompente urlava più forte della dolce ingenuità, recitava di una donna spregiudicata, opulenta, scandalosamente esuberante. Quanto forte era il contrasto tra quel corpo e il suo sentire. L'unica emozione fisica che conoscesse era quella strana tensione del ventre, palese denuncia di attrazione erotica, quando le piaceva qualcuno." Una sensuale e spavalda giovane donna nella lussuriosa città capitolina, dibattuta in un incessante duello tra il cedere alle vaghe promesse e il ritrarsi nella realtà effettuale davanti al desiderio erotico di uomini potenti. Un lungo viaggio catartico alla ricerca di se stessa con un finale a sorpresa. Francesca, la protagonista, è una donna bellissima e colta, che ha deciso di conquistare il successo. L’arrivo a Roma segna per questa giovane sensuale e spavalda l’inizio di un lungo viaggio catartico alla ricerca di se stessa, ricco di emozioni e di sorprese. L’approdo in un mondo nuovo e spregiudicato, la memoria di quello lasciato, solido e sicuro, la frequentazione di personaggi famosi e potenti, che la lusingano con il loro non celato desiderio: tutto concorre a far sì che, nella sua corsa frenetica verso il successo, presente, passato e futuro si intreccino incessantemente, stimolando il suo animo battagliero e la sua ambizione. La sua sfida è quella di affermarsi in questo mondo rimanendo incorrotta nell’anima. Non sarà facile. Ma sempre più si rafforza in lei la convinzione che la vittoria è possibile. E questo, soltanto questo, è ciò che conta. Le apparenze, in quanto tali, sono inutili.... "Le inutili apparenze" di Rita Bellacosa è in tutte le librerie a partire da oggi 12 Marzo 2009. Pironti Editore Prezzo: € 19,00
"...la sua bellezza esuberante e il suo sentire ingenuo agivano ognuno per conto proprio. Le pareva di essere una bambina inserita in un gioco di adulti, e che non le appartenesse. Ma il fisico > 10:51 del 12/03/2009
Firma : RITA BELLACOSA (Alfredo Verni )
di Rita Bellacosa
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"Le inutili apparenze" di Rita Bellacosa12/03/2009 - 10:51
"...la sua bellezza esuberante e il suo sentire ingenuo agivano ognuno per conto proprio. Le pareva di essere una bambina inserita in un gioco di adulti, e che non le appartenesse. Ma il fisico prorompente urlava più forte della dolce ingenuità, recitava di una donna spregiudicata, opulenta, scandalosamente esuberante. Quanto forte era il contrasto tra quel corpo e il suo sentire. L'unica emozione fisica che conoscesse era quella strana tensione del ventre, palese denuncia di attrazione erotica, quando le piaceva qualcuno." Una sensuale e spavalda giovane donna nella lussuriosa città capitolina, dibattuta in un incessante duello tra il cedere alle vaghe promesse e il ritrarsi nella realtà effettuale davanti al desiderio erotico di uomini potenti. Un lungo viaggio catartico alla ricerca di se stessa con un finale a sorpresa. Francesca, la protagonista, è una donna bellissima e colta, che ha deciso di conquistare il successo. L’arrivo a Roma segna per questa giovane sensuale e spavalda l’inizio di un lungo viaggio catartico alla ricerca di se stessa, ricco di emozioni e di sorprese. L’approdo in un mondo nuovo e spregiudicato, la memoria di quello lasciato, solido e sicuro, la frequentazione di personaggi famosi e potenti, che la lusingano con il loro non celato desiderio: tutto concorre a far sì che, nella sua corsa frenetica verso il successo, presente, passato e futuro si intreccino incessantemente, stimolando il suo animo battagliero e la sua ambizione. La sua sfida è quella di affermarsi in questo mondo rimanendo incorrotta nell’anima. Non sarà facile. Ma sempre più si rafforza in lei la convinzione che la vittoria è possibile. E questo, soltanto questo, è ciò che conta. Le apparenze, in quanto tali, sono inutili.... "Le inutili apparenze" di Rita Bellacosa è in tutte le librerie a partire da oggi 12 Marzo 2009. Pironti Editore Prezzo: € 19,00
"...la sua bellezza esuberante e il suo sentire ingenuo agivano ognuno per conto proprio. Le pareva di essere una bambina inserita in un gioco di adulti, e che non le appartenesse. Ma il fisico > 10:51 del 12/03/2009
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